Raku: l’universo in una tazza da tè

La parola raku (楽) significa in giapponese comodo, rilassato, piacevole ma è anche il nome di un piccolo sobborgo di Kyoto dove si estraeva l’argilla con la quale verso la metà del XVI secolo, venne prodotta da un artigiano di nome Chojiro,  una ceramica nota con il nome di raku-yaki (楽焼) utilizzata per la fabbricazione di alcune ciotole per la cerimonia del tè commissionate dal maestro Sen-no-Rikyu (1522-1591).

Durante la fine del periodo Muromachi (1336-1573), la cerimonia del tè si era diffusa con una preferenza verso le costose ceramiche cinesi, note con l’appellativo di “karamono” (唐物). Tuttavia in opposizione a questa tendenza, il cosidetto wabi-cha (侘茶) si era evoluto come parte di un movimento indirizzato ad uno stile più semplice, che prediligeva le ceramiche giapponesi “wamono” (和物) di cui Sen-no-Rikyu era uno dei portavoce principali. Wabi (侘) significa infatti “semplice” che abbinato alla cerimonia del tè, potrebbe definire “la bellezza che deriva dalla semplicità”, quale elemento estetico stabilito proprio da questo maestro.  Tale nuova concezione portò di fatto ad una radicale semplificazione non solo delle ceramiche e degli utensili utilizzati per questa cerimonia, ma anche della sala da tè stessa, concentrando la pratica sullo scambio spirituale tra le persone, e togliendo dunque l’elemento di intrattenimento che aveva avuto fino a quel momento.

Tanaka Chojiro era figlio di Ameya, un immigrato che aveva portato in Giappone la tecnica della ceramica “sancai” (letteralmente “tricolore”) risalente alla dinastia cinese dei Tang. Il vasellame sancai presentava decorazioni policrome di tre o più colori partendo dal rosso, verde e bianco crema. Tuttavia per soddisfare la richiesta del suo maestro, egli decise di utilizzare solo dell’argilla rossa realizzando una tazza da tè che incarnava perfettamente lo spirito del wabi-cha, dando così vita ad un nuovo filone estetico che minimizzava l’uso della decorazione enfatizzando, al contrario, ciò che potremmo definire “casualità” per la quale ogni oggetto diventa unico e irripetibile.

Sen-no-Rikyu comprese all’istante il valore intrinseco dell’opera di Chojiro che con la sua grazia e semplicità, esprimeva pienamente il gusto estetico e spirituale di un rituale così importante per la cultura giapponese. Da allora il nome Raku divenne il cognome e il sigillo di una stirpe di ceramisti tuttora attiva in Giappone, giunta ormai alla XVI generazione.

Al Museo d’Arte Moderna di Tokyo, termina proprio oggi l’esposizione dal titolo “The Cosmos in a Tea Bowl” che ha preso in esame 450 anni di storia dell’arte della famiglia Raku, partendo dalla prima opera creata proprio dal capostipite Chojiro fino all’attuale capo famiglia, Raku Kichizaemon.

Attraverso questi capolavori ripercorriamo la storia di generazioni  addentrandoci nel mistero dell’isshisoden (一子相伝), quel sistema di trasmissione orale dei segreti di un’arte trasmessa di padre in figlio, che giace nel cuore delle ceramiche raku. Ne emerge una continuità che va oltre la tradizione e che caratterizza tutta la produzione artistica raku dove a partire dal fondatore, ogni successore si è fatto portavoce della propria epoca offrendo un volto nuovo alle proprie creazioni pur mantenendo forte il dialogo con il passato.

Un’occasione davvero unica per ripercorrere la storia di questa famiglia di cui troviamo testimonianza anche a Kyoto, nel Museo Raku che organizza delle sessioni speciali per toccare con mano queste ceramiche ed approfondirne la conoscenza. Pur non essendo degli esperti in materia, anche tra queste mura si percepisce la bellezza dell’imperfezione, che poi è la vita stessa, fino ad avvicinarci a comprenderla in tutta la sua vulnerabilità.

Ancora oggi i maestri ceramisti si tramandano quest’arte oralmente, mantenendo i segreti della lavorazione e della manipolazione degli smalti, delle argille e delle cotture. È così che elementi come Terra, Aria, Acqua e Fuoco abbinati alla creatività dell’uomo e legati alla tradizione diventano  protagonisti di queste opere d’arte, parlandoci della natura e di una ricchezza interiore dal valore inestimabile.

 

 

 

 

 

8 commenti Aggiungi il tuo

  1. Ivana ha detto:

    Bellissimo articolo! Mia sorella Ale si è avvicinata, in maniera amatoriale, a questa antica ed affascinante tecnica

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    1. tokyomelange ha detto:

      Allora le sarebbe proprio piaciuto vedere questa meravigliosa esposizione! Il Museo Raku a Kyoto e’ comunque sempre disponibile…chissa’ che un giorno…Grazie mille!!!

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  2. chiaralorenzetti ha detto:

    L’ha ribloggato su squarcidisilenzioe ha commentato:
    Un interessante articolo sul Raku e sulle tazze da cerimonia del tè.

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    1. tokyomelange ha detto:

      Grazie Chiara per questo reblog! …scrivendolo ho molto pensato a te e alla tua splendida esperienza con la tecnica kintsugi. Ti seguo sempre con grande piacere…:)

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  3. violablues ha detto:

    I tuoi post sono sempre molto interessanti, con immagini bellissime… grazie! 🙂

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    1. tokyomelange ha detto:

      Grazie a te per seguirmi con tanta simpatia. Buona settimana!

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  4. violablues ha detto:

    Buona settimana anche a te!

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