Storie di persone, d’invenzioni e di zanzare

Con l’estate ormai alle porte l’aria inizia a farsi sempre più calda; un velo perlato copre il cielo segnato dalle piogge abbondanti che ci accompagneranno fino a luglio, quando tutta l’umidità contenuta nella terra esploderà nel suo afoso lamento. Come un’enorme campagna di strade e cemento, anche Tokyo inizia in questi giorni a popolarsi di uno stuolo d’insetti che si faranno sentire  per molti mesi con la loro presenza. Il frinire delle cicale ci cullerà nelle calde notti d’agosto  quando cercheremo un pò di ristoro nei giardini dei parchi,  nelle verande, in riva al mare o sui fiumi, tra spettacoli di matsuri estivi e fuochi d’artificio dai mille colori.

Visitare il Giappone nel periodo estivo è un’esperienza senz’altro unica non solo per godere delle attrazioni paesaggistiche, culturali e gastronomiche, ma anche per gli sbalzi di temperatura, tra interno ed esterno, davvero notevoli dove l’uso smodato dei condizionatori, aumenta ulteriormente quella “cappa” di calore insopportabile. Ma sono soprattutto le zanzare a proliferare negli umidi e caldi mesi estivi,  in cui tutti si danno un gran da fare per tenere a bada questi fastidiosi quanto mai vitali insetti, che abbondano in tutta l’Asia anche grazie a questo clima.  Oggi abbiamo mille modi tra bombolette spray, apparecchiature elettriche, candele aromatizzate e zanzariere. Basta entrare in una qualsiasi farmacia o supermercato per essere letteralmente sommersi da ogni genere di novità lanciata ogni anno sul mercato da quel marketing che non ci da pace, ma pur sempre ci affascina con le sue continue scoperte.

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Sono trascorsi 130 anni da quando il fondatore del marchio Kincho,  un uomo d’affari di nome Eiichiro Ueyama, nato nel 1862 nella prefettura di Wakayama ed impegnato nell’esportazione dei mandarini, venne introdotto da Fukuzawa Yukichi, fondatore della Keio University, nel 1886 a H.E Amoore, un commerciante di piante americano da cui ricevette delle sementi di Pyretrhum. Il fiore di piretro era una pianta originaria dell’attuale Serbia, con un’efficacia insetticida nota già dal XIV-XV secolo soprattutto nelle popolazioni della Persia, che sbarcò in America durante il XVII e XVIII secolo.

Ueyama fu il primo a coltivarla in Giappone e a produrre, dopo svariati tentativi e ricerche, dei bastoncini d’incenso che bruciavano in poco meno di un’ora. Il prodotto si rivelò molto efficace allo scopo di allontanare gli insetti ma il tempo di combustione era troppo breve per renderli un prodotto di punta nel commercio.  Fu sua moglie, Yuki, che nel 1895, ispirata dall’immagine di un serpente attorcigliato in giardino, gli suggerì di fabbricare i bastoncini in una  forma a spirale. Il nuovo prodotto venne messo a punto verso i primi del ‘900 arrivando ad una durata di combustione fino a 6-7 ore; si rivelò un’intuizione interessante anche da un punto di vista del packaging industriale, perchè una sola confezione poteva contenere in poco spazio più spirali avvolte l’una dentro l’altra. Il marchio Kincho venne dunque registrato nel 1910 e da quel momento l’azienda iniziò ad intensificare la sua pubblicità, con posters a colori e annunci così belli da essere citati ancora oggi nei libri di grafica, come delle vere e proprie opere d’arte.

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Si dice che la testa del gallo usata come emblema del marchio, fosse stata scelta dal fondatore pensando ad un proverbio cinese che diceva “Meglio essere la testa di un gallo che la coda di un bue” che corrisponde al nostro “Meglio essere testa da gatto che coda di leone oppure testa di luccio che coda di storione e così via”. Anche questo ci parla di quanto fossero forti l’intenzione e la determinazione di questo imprenditore nel voler primeggiare con la sua invenzione in tutti gli aspetti del business, portando la “scoperta” anche al di fuori del Giappone, come in realtà avvenne.

mosquito killer

Ma mentre tutto questo accadeva nel continente asiatico, dall’altra parte del mondo, Giovanni Battista Zampironi, nato a Venezia nel 1836, aveva già fondato a Mestre in via Manin nel 1862 un laboratorio farmaceutico per la produzione del “piroconofobo”, un cono trapezoidale realizzato con una formula composta da polvere di piretro, nitrato di potassio ed altri leganti ed addensanti. La sua scoperta si diffuse con enorme successo anche in Italia portando come sappiamo all’uso comune della parola “zampirone” che identifica questo prodotto. Anche lui fu un pioniere dell’industria insettifuga e un luminare del marketing, con una storia piena di ingegno e  fantasia. Chissà se questi due personaggi abbiano mai sentito parlare l’uno dell’altro o si siano mai incontrati. Sta di fatto che il limite dell’invenzione di Zampironi rimase in una piramide di pochi centimetri che bruciava in un paio di minuti,  punto di partenza invece della ricerca di Ueyama che portò la forma a spirale in Italia solo dopo il secondo dopoguerra.

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Comunque si siano intrecciate o meno le vicende di questi personaggi, si tratta certo di una storia di scambi, di intuizioni e di ricerche che hanno segnato la nascita di un prodotto di enorme successo. Quel “profumo” inconfondibile dal sentore un pò retro che a me ricorda le estati dell’infanzia, seduta in giardino con tutta la famiglia, la nonna, gli zii e i cugini a guardare in TV “giochi senza frontiere”, tifando per l’Italia con chili di deliziosa anguria. Ancora oggi queste spirali bruciano nelle case di tutto il Giappone nel tradizionale incensiere a forma di maialino, con quella colonnina di fumo bianco che fuoriesce lenta dalla coda di questo simpatico porcellino riportandomi ogni volta indietro nel tempo.

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