La natura ha una grande influenza nella vita del Giappone che pone molta cura nel fare ogni cosa al momento giusto. È cosi che l’elemento naturale entra a far parte della sua vita, esprimendosi in varie forme attraverso l’arte dell’ikebana o nella poesia. Basta pensare all’haiku e al suo modo unico di catturare l’attimo con una sola parola detta kigo (季語 letteralmente “parola della stagione”). Ma non solo gli scrittori giapponesi sono maestri nel tessere metafore naturali nelle trame delle loro storie, qui anche le lettere o semplici sms iniziano quasi sempre con un breve accenno al tempo e alla stagione.

Anche i “Gosekku” (五節句), i Cinque festival che si svolgono rispettivamente il 7 gennaio “Nanakusa no sekku“, il 3 marzo “sangatsu no sekku” , il 5 maggio ” gogatsu no sekku”, il 7 luglio “Tanabata” e il 9 settembre “kiku no sekku” fanno parte di questa tradizione. Per ognuna di queste ricorrenze si svolgono dei riti a cui vengono associati dei colori, delle decorazioni, dei simbolismi, dei cibi.
Oggi il settimo giorno del settimo mese, in tutto il Giappone si festeggia Tanabata (七夕) letteralmente la “Notte del Settimo” nota anche come la “Festa delle Stelle”.

Una tradizione introdotta dalla Cina durante l’VIII secolo, inizialmente riservata alla classe aristocratica che divenne popolare solo nel periodo Edo (1603-1868) di cui possiamo trovare testimonianza anche nell’opera di Utagawa Hiroshige all’interno della raccolta “Cento vedute famose di Edo” (名所江戸百景 Meisho Edo Hyakkei) dal titolo “Prosperità in tutta la città durante il Festival di Tanabata” (市中繁栄七夕まつり Shi chuu Han ei Tanabata matsuri 1854-1860).

Ora come allora nel giorno di Tanabata si scrivono dei desideri su striscioline di carta che vengono appese a rami di bambú decorati con origami ed altri ornamenti, offerti alle stelle nella speranza che possano avverarsi. A questa tradizione è associata una leggenda popolare la quale narra di una coppia di amanti formata dalla stella “Altair” (Kengyuu) e dalla stella “Vega” (Orihime) che per una serie di vicissitudini, sono costrette ad incontrarsi nella via Lattea solo una volta all’anno, il 7 luglio. Ma leggende a parte, dobbiamo ricordare che Altair, Vega e Deneb costituiscono in astronomia il cosiddetto “Triangolo Estivo” ovvero un gruppo di stelle molto brillanti che appaiono nel cielo notturno appena dopo il tramonto proprio da giugno ai primi di gennaio da cui probabilmente prende spunto questo racconto.
L’usanza di appendere i tanzaku (短冊) delle striscioline di carta sui rami di bambù proviene dunque da una tradizione cinese celebrata questo giorno in cui le donne pregavano la stella Vega affinché le aiutasse a migliorare le capacità nell’arte della tessitura e del cucito. In Giappone, durante il periodo Heian (795-1185) era invece usanza scrivere delle poesie su foglie di gelso in giapponese “kaji” (梶), usate anche come contenitori per le offerte nei santuari shintoisti e da molte famiglie giapponesi come simbolo all’interno dello stemma di famiglia. Le foglie di questa pianta erano inoltre usate anche per nutrire i bachi da seta, che producevano la fibra necessaria per confezionare i preziosi kimonodella classe dominante. Ecco come il gelso con la sua funzione simbolica di sostegno, nutrimento e sacrificio, associato al bambú, una pianta altrettanto sacra e usata fin dai tempi antichi nei rituali shintoisti per le sue capacità augurali e di protezione da mali e demoni, siano diventate il simbolo della festa di Tanabata.

Un momento dell’anno tra realtà, tradizione e fantasia che con i suoi decori colorati e ondeggianti nei cieli del Giappone, ci ricorda il passaggio dalla stagione delle piogge che ormai volge al termine per lasciare spazio ai caldi raggi dell’estate.