Tokyo style

C’era una volta il Giappone degli anni ‘90 pieno di luci e riflettori, quando i figli della bubble economy trascorrevano le serate nei pubs e nelle discoteche di Shibuya, Roppongi, Shinjuku bevendo e sperperando. Si andava a gara per un abito importato e per l’ultimo modello di borsa firmata. Possedere era “cool” e tutti sperperavano in viaggi, alberghi di lusso, ristoranti e shopping sfrenato. La vecchia cara lira faceva volare copiose le nostre produzioni nelle case del Sol Levante  e i consumi erano alle stelle. Al mattino sui marciapiedi di Tokyo si ergevano montagne di elettrodomestici, televisori, mobili usati e oggetti d’ogni genere che venivano sostituiti a velocità sorprendente. C’era voglia di scoprire, gustare, divertirsi. Proprio in quegli anni Tsuzuki Kyoichi portò la sua macchina fotografica nelle case di Tokyo documentando con il suo “Tokyo Style” uno stile di vita ben lontano dall’immaginario zen che l’Occidente ha oggi del Giappone. Ma lo scoppio della bolla speculativa smentì presto la profezia di parecchi economisti che vedevano nel Giappone la prima economia mondiale del nuovo millennio. Al suo posto arrivò la deflazione, un concetto sconosciuto dopo un periodo di quasi 30 anni in cui l’economia aveva vissuto solo dei momenti di costante crescita. Le imprese iniziarono per la prima volta a tagliare le spese ed il costo del lavoro ma nel Paese rimase la fiducia che, prima o poi, la terribile crisi sarebbe finita.
Tokyo Style KYoichi Tsuzuki
Ma  nel cosiddetto “ventennio perduto” il Giappone ha continuato a lottare, ad investire in nuove teconologie e servizi, anche se i profondi cambiamenti hanno influenzato la struttura del paese e la mentalità dei consumatori. Come se non bastasse negli ultimi trent’anni questa terra è stata colpita da eventi disastrosi come il terremoto di Kobe nel 1995,  il terremoto di Niigata nel 2004, la crisi nucleare ed il terremoto di Fukushima nel 2011, il terremoto di Kumamoto nel 2016, mentre uragani ed esondazioni continuano a segnare il territorio ripresentandosi ad ogni stagione. In questi anni ho visto con i miei occhi il paese rialzarsi, sempre e con fiducia, ma le ferite segnano il passo soprattutto di fronte ad una natura che si ribella. Anche qui  oggi le giovani generazioni faticano a costruirsi un futuro, a trovare un lavoro stabile e a vivere al ritmo di una città come Tokyo che offre molto ma chiede altrettanto in cambio. Tutti risparmiano nel timore del futuro perchè in molti hanno perso il lavoro o hanno dovuto trovare nuove soluzioni, con grande differenza rispetto alle regole del lavoro a vita di cui aveva beneficiato la generazione del dopo guerra.  Per fortuna esistono le izakaya che con il loro spirito democratico accolgono tutti, il risveglio del turismo, i locali a tema di una pop-culture che si è fatta strada tra manga e otaku, miriadi di eventi, musei ed intrattenimenti d’ogni genere. Le strade traboccano di vita, di cultura, di colore ma la musica, o per meglio dire il mood delle persone, è molto cambiato.
Bokutachi ni mou mono ha iranai _Sasaki Fumio
Ne abbiamo un esempio con Sasaki Fumio, 40 anni, conosciuto come l’uomo che ha portato agli estremi il minimalismo giapponese. Il suo pensiero fa tendenza anche nei giovani. Ha detto basta al consumismo liberandosi di tutti quegli oggetti inutili ed ha scritto un libro “Fai spazio nella tua vita” dove spiega la sua nuova filosofia per essere felici. Come i suoi coetanei viveva nella perenne incertezza economica, circondato da oggetti che non gli davano appagamento. Un giorno ha detto basta ed ha scoperto che avere meno cose lo faceva stare meglio. Ha tenuto solo un futon e pochi oggetti che gli consentono di stare a contatto con il mondo e lavorare. Ha smesso di trascorrere i fine settimana nei negozi, si veste sempre allo stesso modo ma afferma di avere molto più tempo e soprattutto risparmia. Qualche anno fa il suo libro è diventato un best seller mondiale ed un testo cult anche per i suoi coetanei, nati dopo lo scoppio della bolla con nuovi valori e prospettive.
Oggi Tokyo guarda con entusiasmo alle Olimpiadi del 2020 portando allo stremo il brand “Giappone”. Le città si aprono al turismo che imperversa nelle strade, riempendo alberghi, ristoranti, affollando i negozi e spingendo i consumi. Ma il Giappone ci stupisce sempre. Ferito e indebolito, ma attento e curioso,  il paese guarda a se stesso e riscopre il suo design, la sua cucina, l’economia della condivisione e del riciclo. In uno slancio di nazionalismo i millennials sono oggi più che mai alla ricerca delle proprie radici, chiedendo un ritorno alla natura, alla semplicità e alle tradizioni facendo ordine, prima di tutto, negli armadi e spostando l’attenzione dei consumi su nuovi orizzonti.

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