Creatività ecosostenibile. Un’idea per l’ambiente.

Leggero, colorato e sofisticato il furoshiki è un fazzoletto in tessuto di varia grandezza utilizzato da secoli in Giappone come involucro per avvolgere, trasportare e incartare qualsiasi tipo di oggetto. Il concetto è molto semplice, basta prendere un pezzo di stoffa e legarlo per ottenere una borsa della spesa, una confezione regalo o un involucro molto versatile e comodo; oggi più che mai in voga sull’onda del riciclo e dell’attenzione all’ambiente.
In realtà per chi volesse davvero cimentarsi in questa vera e propria “arte dell’incarto”, esiste un’infinità di modi per impacchettare ogni oggetto in base alla sua forma, grandezza e tipologia da far perdere la testa. Volete impacchettare due libri? Allora hon tsutsumi farà al caso vostro, da “hon” (libro) e tsutsumi (contenitore, pacchetto); una o due bottiglie in modo che non si rompano? Meglio dare un’occhiata a “bin-tsutsumi” da bin (bottiglia). E per chi volesse impacchettare una bella anguria da portare al mare?  Nessun problema. In questo caso abbiamo il metodo “suika (anguria) tsutsumi” fatto apposta per gli oggetti di forma sferica; e così via pensando proprio ad ogni esigenza.
Japanese Department of Environment

Sebbene questo sistema molto utile per trasportare oggetti ed abbigliamento fosse già in uso tra la nobiltà del periodo Nara (710-794), il termine furoshiki da furo [風呂] “bagno” e shiki [敷] che significa “stendere” ma anche “tovaglia, tessuto” venne coniato solo nel più tardo periodo Edo. Con l’aumento dei bagni pubblici verso il XVII secolo, questi fazzoletti si diffusero infatti proprio come metodo efficace per trasportare il cambio dei vestiti mentre, solo in seguito, vennero utilizzati dai mercanti che con occhio attento si accorsero della praticità di questi lembi di tessuto per trasportare anche le loro merci.

Furoshiki Edo Period

Purtroppo con la forte crescita economica del dopoguerra, l’aumento del consumismo e la diffusione della plastica, anche qui in Giappone il loro uso si è drasticamente ridotto. Tuttavia negli ultimi anni ci sono stati vari tentativi di riportarlo in voga. Non da ultima una campagna nel rispetto dell’ambiente promossa nel 2006 dall’allora Ministro dell’ambiente, Yuriko Koike. Una donna ambiziosa con  una laurea conseguita nel 1976  all’Università del Cairo ed una carriera singolare alle spalle, iniziata come interprete di Arabo ed in seguito giornalista di spicco fino al 1990, sfociata infine in politica fino a farle ricoprire, dal 31 luglio 2016, la carica di Governatore della città di Tokyo.  A dire il vero la sua attenzione per questo oggetto della tradizione, è servita forse più a portarlo sotto i riflettori del commercio che non a ridurre gli sprechi. E infatti, il furoshiki  con il tradizionale motivo “Tokyo-some-komon” [東京染小紋], la cui origine risale al periodo Muromachi con una produzione nell’area di Tokyo tra Shinjuku e Setagaya, sarà tra i gadgets più  richiesti delle prossime Olimpiadi di Tokyo 2020 ad un costo già stabilito di 11,000 yen, pressapoco 90 euro.

furoshiki

Curiosità a parte, nella vita di tutti i giorni non è comunque raro scorgere nei treni o per le strade, grandi e piccini trasportare vestiti, oggetti, libri o semplicemente incartare un dono, utilizzando questo splendido metodo della tradizione. La cultura giapponese non è certo l’unica ad usare il tessuto con questa funzione ma, se da una parte è vero che si tratta di un paese in cui gli sprechi soprattutto nel packaging andrebbero limitati,  bisogna riconoscere che tutto viene fatto con grande stile ed eleganza come sempre accade nell’approccio al dettaglio non solo nelle grandi occasioni ma anche nel quotidiano.

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