Lacrimae Rerum: la Quintessenza del Sakura

Haru ga kita… (è arrivata la primavera…) ripete con ritmo lieve una nota canzone per bambini scritta nel lontano 1910 da Tatsuyuki Takano, che ancora oggi ogni giapponese conosce ed inserita nella raccolta Nihon no Uta Hyakusen (raccolta di 100 canzoni giapponesi), una selezione delle canzoni più amate in Giappone! E con l’arrivo di questa stagione sicuramente molto attesa, ogni anno tra fine marzo e inizio aprile anche Tokyo assiste allo spettacolo della fioritura dei ciliegi. Ma in quel tripudio di colori rosa e bianco non si nasconde solo un sentimento di ammirazione per la natura. Vi è anche il simbolo di una nazione e un evento di tradizione millenaria molto importante perché il fiore del ciliegio chiamato sakura, con la sua delicatezza, il breve periodo della sua esistenza, rappresenta per i giapponesi il simbolo della fragilità, ma anche della rinascita e della bellezza dell’esistenza espresso dall’ideale estetico del “mono no aware”. Un termine coniato alla fine del periodo Edo (1603-1868) da Motoori Norinaga, studioso e medico amante della letteratura e dei classici, che potremmo interpretare con il “pathos delle cose” e che ritroviamo al centro della cultura classica giapponese nella poesia, nella letterarura e nell’arte, legato alla consapevolezza dell’impermanenza e della transitorietà delle cose e dell’essere umano. Quel sentimento misto di commozione e ammirazione che proviamo ad esempio guardando un’opera d’arte, o leggendo un libro che ci colpisce nell’animo, e che avvertiamo anche di fronte alla delicatezza effimera dei fiori di ciliegio.

Poesia vivente, simboli di bellezza, evanescenza, morte e rinascita ma anche speranza legata al futuro; i fiori di ciliegio rappresentano dunque per il Giappone una moltitudine di sentimenti. Per questo sono anche considerati come un segno di buon auspicio per gli studenti che proprio nel mese di aprile iniziano l’anno scolastico, o per i neo-diplomati e laureati che nello stesso mese entrano nel mondo del lavoro, ma sono anche simbolo di felicità nei matrimoni segnando dunque l’inizio di una nuova vita.

Sera primaverile.
Seguo un profumo
che sta per spegnersi.
Yosa Buson (1716-1784)

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fiori di ciliegio su una cassettiera per kimono dei primi ‘900 parte di un corredo nuziale (collezione privata)

 La tradizione dell’hanami che letteralmente significa “contemplare I fiori420px-Hana_No_Enderiva dalla Cina dove si privilegiava tuttavia la fioritura del pruno, mentre l’aristocrazia del Giappone durante il periodo Nara (710-794), portò la sua attenzione al ciliegio elevandolo ad un nuovo status. Questa pratica trovò il suo massimo splendore nel periodo Heian (794-1185) alla corte di Kyoto dove venne affiancata da cerimonie, canti e danze in un’atmosfera conviviale riservata alle classi alte dei nobili, samurai e poeti che frequentavano la corte. Il primo hanami della storia è documentato proprio nel Genji Monogatari, un’opera classica della letteratura giapponese scritto da  una donna, Murasaki Shikibu, nei primi anni dell’XI secolo riconosciuto come il primo romanzo della storia, dove un intero capitolo è dedicato a questo evento. In seguito nel periodo Edo, questa ricorrenza si estese ad una fascia più ampia di popolazione che adottò l’usanza di incontrarsi per festeggiare l’arrivo della primavera banchettando festosamente  con cibo e sakè, sotto cascate di petali proprio così come avviene oggi.

Le varietà di questa pianta sono davvero infinite, se ne contano oltre un centinaio, ma il somei-yoshino sviluppato nel tardo periodo Edo, rappresenta l’80% dei ciliegi che si possono ammirare oggi in Giappone e dal 1984 è diventato anche il fiore simbolo della città di Tokyo. Molte altre specie tra cui Yamazakura, Kawazuzakura, Shidarezakura, Yaezakura sono largamente presenti nei parchi e nei templi di tutto il Paese sempre pronte ad offrire nel loro immutato splendore, quel sentimento di stupore che ancora oggi ci rapisce guardando a questo spettacolo della natura che va al di là della pura estetica!

Ciliegi in fiore sul far della sera
anche quest’oggi
è diventato ieri.
 Kobayashi Issa (1763-1828)

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somei-yoshino al Parco Imperiale di Tokyo

 

6 Comments Add yours

  1. Numero 29 ha detto:

    Between past and present.
    I am struck to the heart by universal beauty.
    Bella !! 🌸

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  2. ombreflessuose ha detto:

    Quoto tutto, in particolare le poesie “bonsa”i (che adoro)
    Grazie mille

    Sorriso serale
    Mistral

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    1. tokyomelange ha detto:

      Grazie a te!
      Svegliandomi questa mattina, sorrido. Ventiquattro ore nuove di zecca sono davanti a me. (Thích Nhat Hanh)
      Buona giornata.

      Mi piace

  3. marinaraccanelli ha detto:

    Bellissime le poesie da te citate, nel quadro di un articolo quanto mai esaustivo sull’argomento. In particolare, riesci a definire in modo limpido l’ideale estetico, il senso della vita e della natura tipico dei giapponesi e di molte civiltà orientali in queste espressioni, riferite all’
    “ideale estetico del “mono no aware”. Un termine coniato alla fine del periodo Edo (1603-1868) da Motoori Norinaga, studioso e medico amante della letteratura e dei classici, che potremmo interpretare con il “pathos delle cose” e che ritroviamo al centro della cultura classica giapponese nella poesia, nella letterarura e nell’arte, legato alla consapevolezza dell’impermanenza e della transitorietà delle cose e dell’essere umano.”
    Ti ringrazio per il commento ad una mia poesia e per avermi mandato il testo di madre Teresa, sempre valido e commovente.
    Un caro saluto
    Marina

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    1. tokyomelange ha detto:

      Cara Marina grazie a te per aver letto questo post. L’argomento e’ molto vasto ma la fioritura dei ciliegi mi e’ stata complice, offrendomi l’opportunita’ di accennarlo anche se brevemente. La cultura classica ne e’ intrisa e comprenderne, anche solo l’esistenza, aiuta non solo ad avvicinarsi a questo mondo ma a capire anche autori piu’ recenti. Il tuo commento, cosi prezioso, rafforza ancora una volta il senso di questo piccolo progetto.
      Una buona giornata,
      Tokyomelange

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      1. marinaraccanelli ha detto:

        Grazie altrettanto 🙂

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