Nagoshi no Harae: I cicli del tempo e I riti del Giappone

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I riti di purificazione hanno una storia lunga e ricca che abbraccia varie culture e religioni. Dalle antiche civiltà a quelle moderne, hanno svolto un ruolo significativo nelle pratiche religiose e spirituali servendo come mezzo per pulire e purificare il corpo, la mente e lo spirito. Sono scanditi dal tempo a ritmi regolari che seguono il corso delle stagioni e accompagnano la vita dell’uomo. 

Ci spiega molto bene Massimo Raveri nel suo libro “Itinerari nel sacro. L’esperienza religiosa giapponese” (Libreria Editrice Cafoscarina 2006) il concetto di ciclicità del tempo in cui si sviluppano alcuni dei momenti di passaggio legati alla dimensione religiosa e ai rituali del Giappone.

“Il mondo della natura offre dei ritmi regolari, dati dal movimento degli astri, dal mutare delle stagioni, dall’alternarsi del giorno e della notte. Il sole ripercorre il suo tracciato nel cielo, le fasi della luna si alternano in modo costante. Al calore dell’estate segue sempre il gelo dell’inverno. Con il diffondersi dell’agricoltura, queste scansioni non sono più estranee alla società perché essa le fa proprie, le utilizza, ponendo in sintonia i processi della coltivazione con il fluire del tempo: il ritmo della natura diventa quello dell’agire sociale ed economico. In questo contesto specifico, la configurazione del tempo che ne deriva è basata sull’idea di regolarità e di ripetitività; alle stesse date ricorrono gli stessi fenomeni. I matematici, inclini ad associare la ripetizione di un evento al moto in un cerchio, definiscono questa configurazione come “circolare”. Al cerchio inoltre e alle sue proprietà geometriche si abbinano altri simboli e concetti filosofici, primo fra tutti quello di perfezione.

Dall’analisi di alcuni termini appare chiaro che anche la cultura giapponese opera le stesse associazioni simboliche. Nell’ideogramma mawaru 回る sono legati indissolubilmente i concetti di tempo e di ciclo. L’ideogramma 円 a sua volta esprime l’idea di rotondo, sferico, circolare e anche quella di totalità, completezza e assoluto. En significa cerchio, il suo composto enman 円満, indica perfezione, armonia, integrità, regolarità, pace. Questo schema generale, basato sul valore della circolarità, è ripetuto nell’organizzazione simbolica del vissuto religioso […..]. Anche nella cultura giapponese i momenti di passaggio appartengono alla dimensione religiosa; anzi, è proprio l’esperienza sacra che definisce le scansioni di una temporalità e la rivela sia nella sua perenne mutevolezza sia nella sua profonda uguaglianza”.

Nagoshi no harae 夏越の祓 è un rituale semestrale di purificazione che si tiene ancora oggi in Giappone il 30 giugno e il 31 dicembre di ogni anno. In questo giorno, le persone pregano per rimuovere le impurità degli ultimi sei mesi ed evitare la sfortuna per i prossimi sei mesi. Questi anelli di paglia conosciuti come chinowa 茅の輪 sono collocati nei templi shintoisti e si dice che passare al loro interno aiuti a scongiurare malattie e sfortuna. I passaggi all’interno del cerchio sono chiamati chinowa-koguri 茅の輪こぐり e non sono eseguiti a caso, ma secondo uno schema prestabilito. L’idea di base è di passare attraverso l’anello quattro volte da sinistra a destra, con un passaggio finale nell’anello centrale di fronte al tempio, formando una figura ad otto ∞ come simbolo dell’infinito. Quando si esegue questa cerimonia, è consuetudine ripetere la frase ”minazuki no nagoshi no harae suru hito wa chitose no inochi nobu to iu nari” 水無月の夏越の祓する人は、千歳の命延 ぶ と い う な り il che significa essenzialmente che coloro che eseguono il rituale di purificazione estiva avranno una lunga vita. Per completare questo rituale le persone scrivono anche i loro nomi e la loro età su figurine di carta a forma di bambola, che vengono poi strofinate contro le varie parti del corpo per trasferire su di esse le impurità e peccati. In seguito queste bambole “impure” vengono consegnate con un’offerta ai sacerdoti del tempio che provvederanno ad eliminarle, liberandoci così da ogni preoccupazione.

La scansione regolare del tempo è uno dei primi principi ordinatori di cui necessità ogni civiltà. Da sempre le società uniscono il sacro al profano alternando i ritmi produttivi al culto in una sorta di danza ritmata segnata dai riti e dalle tradizioni proprie di ciascuna cultura.

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