Tra i gioelli della Todai: Yoshinori Ohsumi

Sembra uscito dalla matita di Miyazaki questo signore dall’aria simpatica di nome Yoshinori Ohsumi. Per chi non ne avesse mai sentito parlare, si tratta invece del Nobel della medicina assegnatogli lo scorso ottobre per la sua scoperta sulla “pulizia cellulare” in gergo nota come autofagia. È il 25º giapponese a vincere un Nobel ed il 4º che lo riceve per la medicina. Nato a Fukuoka nel 1945, Yoshinori Ohsumi si è laureato alla prestigiosa Tokyo University, meglio conosciuta come Todai, per poi specializzarsi alla Rockefeller University ed attualmente dirige l’Unità di biologia cellulare all’Institute of Innovative Research del Tokyo Institute of Technology.

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Ma di cosa si tratta esattamente? In parole semplici l’autofagia è il processo con cui una cellula degrada una parte di se stessa per riciclarne i componenti. Il fenomeno venne scoperto già negli anni sessanta e valse allo scienziato belga Christian de Duve, il premio Nobel per la medicina del 1974. I meccanismi coinvolti rimasero tuttavia ignoti fino ai primi anni novanta, quando il professor Ohsumi riuscì a identificare i geni che presiedono all’autofagia dapprima nel lievito di birra e poi nelle cellule degli animali, uomo compreso. Sapendo quali geni erano coinvolti, Ohsumi e altri ricercatori riuscirono in seguito a definire i vari passaggi dell’autofagia. Il processo è stato a lungo considerato ma solo negli ultimi anni si sono moltiplicati esponenzialmente gli studi su di esso, mettendo in evidenza che è coinvolto in un grandissimo numero di funzioni e di patologie. Le anomalie nel funzionamento dell’autofagia sono infatti correlate anche allo sviluppo della malattia di Parkinson, del diabete ed altri disturbi legati all’età,  nonché a varie forme di tumore.
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 L’Università di Tokyo ha dunque segnato un altro dei suoi successi. Ben 10 dei suoi allievi sono stati infatti onorati fino ad oggi con un Nobel non solo per materie scientifiche come fisica, chimica, matematica e medicina ma anche per la letteratura, con nomi del calibro di Yasunari Kawabata nel 1968 e Kenzaburo Oe nel 1994. Qui si sono formati anche architetti di fama mondiale come Toyo Ito, Kenzo Tange, Fumihiko Maki e ben 15 Primi Ministri. Considerata come la migliore università del Giappone e classificata tra le prime 20 università al mondo, la Todai ha attualmente 10 facoltà che ospitano circa 10,000 studenti nei suoi cinque campus. Dopo la sua fondazione nel 1877 durante il periodo Meiji, venne chiamata nel 1886 “The Imperial University” e  nell’anno successivo “Tokyo Imperial University”, ribattezzata poi come Tokyo University nel 1945. Il suolo dove sorge il campus principale nella zona di Kanda ad Hongo, apparteneva alla famiglia Maeda, daimyo del dominio di Kaga durante il periodo Edo, ma venne donato all’università tra la fine del periodo Edo e l’inizio del Meiji. Il cancello principale, divenuto il simbolo di questa università, fu dipinto di lacca rossa nel 1827 per commemorare il matrimonio di una figlia dello shogun Ienari Tokugawa con un membro della famiglia Maeda. Accedere a questo Cancello Rosso (Akamon) ancora oggi significa raggiungere il massimo obiettivo nell’istruzione per ogni giapponese ed assicurarsi un successo per il futuro.
Passeggiando tra queste mura proviamo ad immaginare come sarà stato il giovane Ohsumi; chissà se avrà partecipato ai movimenti studenteschi che raggiunsero l’apice negli anni ’60 e che videro combattere aspre battaglie proprio in questo campus.
Beth Levine, direttore della ricerca sull’autofagia presso l’Università del Texas al Southwestern Medical Center di Dallas lo ha descritto come  “un uomo tranquillo” o meglio “tranquillamente audace”.  Lui si è limitato a commentare al Journal of Cell Biology che “Purtroppo, di recente, almeno in Giappone, i giovani scienziati mirano ad ottenere un lavoro stabile ed hanno dunque paura ad assumersi dei rischi”, continua “La maggior parte degli studiosi decide di lavorare su campi più popolari pensando che sia il modo più semplice per vedere pubblicate le loro ricerche”. Quanto a me, ha continuato: “Non sono molto competitivo, quindi ho sempre cercato un nuovo soggetto di studio, anche se non così popolare. Se si parte da una sorta di basica, nuova osservazione, si avrà sempre molto su cui lavorare”.
Non v’è dubbio che la sua impopolare scelta lo abbia portato molto in alto e a lui va il ringraziamento dell’umanità intera per questa scoperta che in qualche modo, anche se ancora non lo sappiamo, migliorerà il nostro futuro.

8 commenti Aggiungi il tuo

  1. Ivana ha detto:

    Bravo! Non posso che fargli i complimenti. Tra l’altro assomiglia un pochino a Miyazaki o sbaglio?

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    1. tokyomelange ha detto:

      Si, infatti si assomigliano molto! Grazie per essere passata e buona settimana 😀

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      1. Ivana ha detto:

        È un piacere, mi piace leggere i tuoi articoli! Buona settimana anche a te!

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  2. marinaraccanelli ha detto:

    interessante e ben scritto; ho sempre cose nuove da imparare leggendoti!

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    1. tokyomelange ha detto:

      Grazie Marina. In quanto a scrittura ho molto
      da imparare, soprattutto da te, pero’ mi fa piacere che tu abbia apprezzato. Ti leggo anch’io sempre con grande piacere. Buona giornata!

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      1. marinaraccanelli ha detto:

        Oh no , tu scrivi benissimo, in modo limpido, efficace e “zen, io in prosa non ci riesco così, sono involuta. Ciao

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      2. tokyomelange ha detto:

        Troppo buona! Bello sentire di questa mia vena “zen”…sara’ forse il retaggio dei tanti anni trascorsi qui!? Un abbraccio 🙂

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