Nel rumore della pioggia e dei passi del signor Sudo(#2)

Era il 1949 quando Sudo Mitsuo tornò dalla Siberia dopo quattro anni di prigionia al termine della Seconda Guerra Mondiale. L’azienda di famiglia,  la Takeda Chou Goro, aveva iniziato nel 1724 commerciando tabacco e dalla quinta generazione trattava articoli per la pioggia rifornendo anche lo Shogunato Tokugawa. A partire dalla settima generazione si era specializzata nella vendita all’ingrosso di ombrelli e lui era il nono discendente. Dopo il rientro in patria si tuffò anima e corpo nel lavoro  con un unico pensiero: “realizzare un prodotto unico e originale”. Un giorno, mentre osservava una di quelle tovaglie impermeabili utilizzate dall’esercito d’occupazione americano ebbe una folgorazione. A quel tempo la maggior parte degli ombrelli era di cotone, un materiale che scoloriva con la pioggia lasciando delle brutte macchie anche sui kimono. “E se facessi un impermeabile da ombrello?” pensò Sudo. Qui ha inizio la sua storia.

Le coperture impermeabili realizzate da Sudo si rivelarono una trovata geniale. Gli affari andavano a gonfie vele anche perché poteva vendere ombrelli e coperture insieme aumentando  così i fatturati. Ma nuvole cupe comparvero presto all’orizzonte sotto il nome di “nylon”. Con questo nuovo materiale si potevano infatti produrre degli ombrelli perfettamente impermeabili che resero inutili le coperture di Sudo. Il suo ingegno si rimise nuovamente all’opera. Bisognava trovare un’altra idea, qualcosa di unico da proporre al mercato ed il pensiero si indirizzò nuovamente alla plastica.

Il primo ombrello di plastica venne realizzato nel 1958 ed era bianco non trasparente. L’acqua scivolava via dalla superficie ma aveva bisogno di raggi adatti e resistenti che vennero sviluppati insieme ai teli di plastica. Per tutto il tempo, l’unico pensiero di Sudo fu: “come realizzare un ombrello di plastica di alta gamma”. La sua creazione non venne però accolta di buon grado dai rivenditori di ombrelli poiché plastica era considerata ancora un materiale povero rispetto al nylon. Inoltre la nuova tecnica messa a punto per saldare la tela ai raggi, fece temere delle ripercussioni nell’industria artigiana degli ombrelli che operava allora con tecniche più tradizionali. Ma Sudo proseguì nel suo progetto continuando a ripetere: “un giorno riempiremo il Giappone con i nostri ombrelli di plastica”.

Dopo il rifiuto dei negozianti, Sudo si vide costretto a vendere i suoi ombrelli per la strada e in comodato nei negozi di abbigliamento di Ginza. Fu li che un buyer americano in visita a Tokyo per i Giochi Olimpici del 1964 li vide e ne rimase folgorato, tanto da proporgli di portarli a New York. Piove molto in inverno in questa città e la plastica era un materiale già molto comune. Gli americani accolsero subito gli ombrelli di Sudo, che coprivano le spalle lasciando aperta la visuale, così nacque il primo modello con queste caratteristiche antenato del Birdcage dell’inglese Fulton. Nel 1964 i new yorkesi si affollarono sugli scaffali per accapararsi gli ombrelli di Sudo che poté godersi la sua rivincita. Ma anche questa volta il successo non durò a lungo. Altri iniziarono a produrre gli ombrelli di plastica a Taiwan dove la manodopera era più conveniente e la nuova produzione a buon mercato invase l’America. Sudo dovette arrendersi e decise di tornare in patria giurando a se stesso che mai avrebbe prodotto i suoi ombrelli al di fuori del Giappone. E così fu.

 Negli anni ‘70 sotto la spinta della forte crescita economica tutte le industrie, anche in Giappone, guardavano alla moda e alla creazione di nuovi prodotti. Sudo si dedicò  allora alla creazione di ombrelli di plastica con particolare attenzione al design e alla moda pensando: “se i miei ombrelli diventassero accessori alla moda nessuno si curerebbe più del materiale”. In quel periodo era in voga anche la minigonna e l’allora Principessa Michiko (oggi Imperatrice del Giappone) ne indossò una, tanto che a Sudo balenò l’idea di realizzare un ombrello di plastica con rose colorate e un bordino arricciato che ricordava proprio lo stile di questo capo d’abbigliamento. Vennero così stampati i primi ombrelli di plastica colorata che attirarono l’attenzione dei negozi e della stampa, e questa volta Ginza fu letteralmente conquistata dalle creazioni di Sudo.

rose printed '70

Il successo fu grandioso ma ancora  una volta la fortuna non durò a lungo. Di li a poco arrivarono anche in Giappone gli ombrelli di plastica di manifattura cinese, e con loro l’idea “usa e getta” associata a questo tipo di prodotto. Sudo dovette cedere nuovamente e continuò per altri vent’anni a produrre tende di plastica e ombrellini di plastica per gli studi fotografici realizzando  qualche ombrello su ordinazione. Un giorno un politico famoso gli chiese di realizzare un ombrello di plastica, sobrio ed elegante, da usare durante i comizi in campagna elettorale. Avrebbe potuto ripararsi ma al tempo stesso essere ben visibile alla popolazione. A questo ombrello fu dato il nome “kateru“, che in giapponese significa “possiamo vincere”, ed ebbe un enorme successo di pubblico e di vendite. Sudo riprese a lavorare con entusiasmo a nuovi modelli inclusa la versione shin kateru (nuovo Kateru), dove le stecche in ferro furono sostituite da stecche in fibra di vetro leggero; un modello donato anche al Principe William in una sua recente visita in Giappone.

Nuove realizzazioni e continue migliorie si sono succedute negli anni come il modello “Enyu” dedicato all’Imperatrice Michiko con dei piccoli tagli praticati sulla superficie della plastica che permettono al vento di passare dolcemente senza capovolgere l’ombrello come spesso accade nei modelli low cost. Di aspetto volutamente semplice e leggero ricorda i comuni ombrelli acquistati nei convenience stores di Tokyo ma con dettagli di ingegneria, non visibili ad una prima occhiata, che rendono tutta la gamma delle creazioni di Sudo davvero uniche.  Così passo dopo passo, costoso o a buon mercato, l’ombrello di plastica si è affermato come un oggetto di utilità quotidiana usato da  tutti e superando ogni moda.

Oggi Sudo Tsukasa è il decimo discendente della sua famiglia e gestisce la White Rose che prende il nome proprio dal motivo floreale del modello minigonna. La sua mission è  realizzare ombrelli forti e maneggevoli che proteggano la persona. Come ha dichiarato in un’intervista, in futuro, l’obiettivo sarà studiare dei prodotti unici che pochi sono disposti a fare anche se questo potrà significare vendere meno o sperimentare tecniche sempre più difficili. La produzione è di fatto molto limitata e realizzata nella prefettura di Chiba alle porte di Tokyo. Anche la vendita dei loro prodotti non avviene attraverso una distribuzione tradizionale ma attraverso eventi speciali e ordinazioni su misura concentrandosi dunque su una nicchia alta di mercato per questa tipologia di prodotto. In un mondo in cui l’artigianalità perde sempre di più il suo valore soprattutto  agli occhi delle nuove generazioni, il sogno di Sudo Tsukasa, è oggi quello di vedere l’ombrello in plastica con i suoi 60 anni di storia riconosciuto come uno dei patrimoni artigianali del Giappone.

La pioggia in Giappone è un fenomeno abbastanza frequente soprattutto nel periodo che parte dalla fioritura dei ciliegi tra marzo e aprile, i temporali a maggio, i monsoni a giugno e i tifoni tra luglio e ottobre. Si convive naturalmente con questo elemento anche se non possiamo dire che i giapponesi amino per natura il contatto con la pioggia. Per questo soprattutto all’inizio dell’estate, quando il paese viene visitato dalla stagione delle piogge, chiamata tsuyu che significa letteralmente “pioggia di prugna”, perché coincide con la stagione delle maturazione di questo frutto, la città si riempi di ombrelli in giapponese KASA!

Bello, colorato e trasparente dunque utile perchè non blocca la visuale camminando per le vie affollate della città, l’ombrello di plastica è oggi sicuramente considerato come un oggetto di breve durata, un bene comune scambiato spesso con quello del vicino all’uscita del ristorante o dell’ufficio senza grande attenzione. Molto spesso lasciato nei bar, nei treni e nei luoghi pubblici al termine dell’acquazzone ma sempre pronto ad accogliere e proteggere un nuovo malcapitato. Negli anni è  stato copiato ed imitato da molti ed in questo dobbiamo riconoscere la vittoria del signor Sudo.

 

lovely  students@omotesando

Un racconto di coraggio e di passione in questa Tokyo sempre ricca di sorprese ad ogni angolo. Grazie anche a te signora Sudo per il tuo sorriso e la vivacità tipica della gente di shita-machi, la cosidettacittà bassa” dove si respira ancora l’anima vera di questa città e di un tempo ormai passato. Nel piccolo negozio di Kotobuki, tra colori accesi come il sole e pareti che ricordano le nuvole di Magritte, si rivive per un attimo la storia di una famiglia che ha affermato qualcosa di unico e che supera ogni moda: “enjoy in the rain…con le mille sfumature che ognuno di noi può attribuire a questa frase!

10 Comments Add yours

  1. Numero 29 ha detto:

    I like this human story.
    Keep going overcome difficulties.
    Let’s enjoy the rain season!

    Liked by 1 persona

  2. Michela ha detto:

    Un racconto degno di un romanzo. Why not?!?!

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    1. tokyomelange ha detto:

      Pensiamoci!!

      Grazie ❤️

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  3. ombreflessuose ha detto:

    Grazie, Signor Sudo per non aver mai mollato
    Veramente singolare questa stoia, che, sembra uscita, dalla penna dispettosa della pioggia

    E grazie a te, Tokyomelange che ci lasci respirare le belle tradizioni del Giappone
    Viva la pioggia e gli ombrelli del Signor Sudo

    Baci di buon week end
    Mistral

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    1. tokyomelange ha detto:

      Una storia emozionante anche per me che vivo qui da molti anni. E’ sempre bello scoprire nuovi volti di un paese cosi ricco di storia e tradizioni come il ns dopo tutto.
      Grazie a te per questi bei pensieri e Felice domenica!
      Tokyomelange

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  4. italianoinamerica ha detto:

    Ciao Tokyomelange, ho pensatp di coinvolgerti in questo progetto. Se avrai voglia di partecipare sarà sicuramente un piacere leggerti.
    https://italianoinamerica.com/2016/06/26/liebster-award-italianoinmerica/

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    1. tokyomelange ha detto:

      Ti ringrazio… partecipo con grande piacere!

      Buona serata,

      tokyomelange

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      1. italianoinamerica ha detto:

        Grazie! Buona serata anche a te

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  5. paroleacapo ha detto:

    L’ha ribloggato su paroleacapo.

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