Aloha…Xmas!

Oggi ci sono circa 2.8 milioni di emigrati giapponesi nel mondo chiamati con il nome di nikkei. La maggior parte di questa popolazione risiede in Brasile e negli Stati Uniti mentre solo un piccolo gruppo vive nelle Filippine, in Cina, in Canada, in Perú e nel Regno Unito. Si tratta di un volume comunque limitato se pensiamo che l’emigrazione italiana conta attualmente 4.8 milioni di persone nel mondo, a fronte di un numero complessivo di abitanti che è circa la metà rispetto a quello del Giappone. Le prime tracce di questi flussi migratori del Giappone risalgono al XII secolo, ma una forte spinta fu data dal consistente aumento demografico avuto tra il 1872 e il 1922 che indirizzò i governi locali ad attuare politiche d’incentivazione nei confronti dell’emigrazione. In America questi flussi si diressero verso la California, lo stato di Washington e le isole Hawaii dove la prima documentazione di emigrati giapponesi risale al 1806.

Fu solo però nel lontano 1868, primo anno dell’era Meiji, che 150 giapponesi salparono su una nave inglese diretta ad Honolulu per lavorare nelle piantagioni da zucchero. Furono tra i primi ad allontanarsi dopo la riapertura del Giappone all’estero credendo di essere diretti verso il paese delle meraviglie tropicali, da dove sarebbero potuti tornare presto in patria come uomini ricchi. Naturalmente non andò cosi. Una volta arrivati a destinazione furono costretti a lavorare in condizioni di vita spartane, trattati crudelmente e a suon di frusta. Nel 1885 il flusso migratorio verso queste isole si intensificò ulteriormente grazie ad un accordo tra i due governi volto a migliorare le condizioni di schiavitù dei lavoratori. L’accordo prevedeva che 29,000 giapponesi venissero occupati nelle locali piantagioni di zucchero con contratti di lavoro della durata di 3 anni. Anche per questa seconda ondata di migranti la vita non fu facile, ma a loro volta si sposarono dando vita ad una prima generazione, nota con il nome di issei, che nel 1924 costituiva quasi il 40% della popolazione locale. Lavorando senza sosta nelle piantagioni di canna da zucchero e di ananas, queste generazioni hanno creato le grandi fortune delle piantagioni con la sola forza dei propri muscoli, il sudore e il sangue. I figli nati da queste unioni, che costituirono la seconda generazione chiamata nissei, hanno portato avanti un momento complesso di crescita abbracciando in modo più ampio la cultura, la lingua e le abitudini della terra che li aveva ospitati. La seconda guerra mondiale e le bombe su Pearl Harbor causarono tuttavia grandi sofferenze e sacrifici a questa generazione di nippo-americani che ha saputo lottare aspettando la riprese dei commerci e la crescita del turismo dopo la guerra, elevando la propria posizione sociale con grande pazienza. Con la terza e la quarta generazione, i cosidetti sansei e yonsei, si è avviato un cambiamento lontano dal passato dei loro avi e legato alla necessità di trovare nuovi significati che vadano oltre il solo background etnico e culturale. Nelle mani di questi lavoratori, commercianti, professionisti, uomini d’affari e politici è il futuro delle prossime generazioni.
Oggi le Hawaii sono tra le destinazioni turistiche più apprezzate al mondo. Formate da sei isole con capitale Honolulu, hanno forti legami con il Giappone. In queste isole un giapponese si sente quasi a “casa” dato che tanti parlano bene la lingua e molte delle tradizioni del Giappone hanno trovato un terreno fertile per crescere ed affermarsi. In queste isole convivono in completa armonia un magma di culture e tradizioni diverse accomunate dall’amore per la natura, la famiglia, l’amicizia e la coesistenza pacifica che si respira ovunque, poiché ha imparato nel tempo a comprendere le differenze reciproche senza che queste potessero diventare motivo di scontro.
La parola giapponese jinsei che traduciamo con “vita” è formata da due caratteri, jin (gente) e sei (vivere) quasi a suggerire come “vivere con il prossimo in pace ed armonia” sia forse il primo passo verso la creazione di un mondo migliore senza mai dimenticare quello che siamo stati e ciò che hanno vissuto le generazioni che ci hanno preceduto.

BUON NATALE..MERRY CHRISTMAS…メリークリスマス…MELE KALIKIMAKA!

 

 

 

 

 

 

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Simona ha detto:

    Auguri ❤

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