irankarapte「Hello」!

L’Hokkaido è la seconda isola del Giappone in termini di grandezza, separata dall’Honshu dallo stretto di Tsugaru e collegata a quest’ultima da un tunnel sottomarino dove corre, dallo scorso marzo, lo shinkansen. Tomakomai è la sua quinta città,  con 173,291  abitanti ed una densità di popolazione pari a 310 abitanti per kmq che corrispondono a circa metà della popolazione di Shinjuku, sede dei palazzi comunali della brulicante Tokyo. Il suo nome deriva dall’unione di due parole “to” e “ko mak omai” che nella lingua Ainu significano “palude” e “fiume che scorre nella profondità delle montagne”. Già immaginiamo l’aspetto dei luoghi popolati  dai discendenti degli antichi abitanti dell’arcipelago nipponico provenienti dalla Siberia, attraverso Sakalin e le Isole Curili che formano oggi un gruppo etnico isolato di circa 27,0000 abitanti ormai in via di estinzione, di cui circa 24,000 risiedono ancora in Hokkaido.

Una popolazione aborigena quella degli Ainu  con uno stile di vita centrato un tempo su attività come caccia e pesca, dato che nella loro terra  chiamata Ainumoshor vi era abbondanza di queste risorse, ma dediti anche al commercio con gli abitanti dell’Honshu e della terra ferma. Una cultura indipendente con tradizioni tramandate oralmente di generazione in generazione.   Tra il verde di queste montagne e di laghi incantati la città di Shiraoi, a meno di un ora di treno da Tomakomai, ospita un museo all’aperto dedicato proprio agli Ainu e alla loro storia.

Qui si percepisce lo stile di vita, le abitazioni, le forme di artigianato praticato e quel folklore fatto di canti e danze ormai retaggio di pochi. Si ha modo di cogliere l’essenza di una cultura con origini molto più vicine a quelle di paesi nordici come la Russia, la Lapponia o la Finlandia sicuramente diverse dal Giappone che tutti oggi conosciamo.

Purtroppo com’è accaduto per altre culture simili -vedi gli indiani d’America o gli aborigeni d’Australia- agli inizi del periodo Meiji questa terra è stata integrata nel territorio giapponese. Gli Ainu hanno così perso parte della loro fonte di vita come il territorio ed altre risorse mentre il linguaggio è andato a poco a poco perduto. Di recente è però sorto un movimento che vuole riprendere la tradizione di questo popolo tanto che una rappresentanza ha portato di fronte alla Dieta giapponese e successivamente alle Nazioni Unite il desiderio di ripristinare il proprio stato di popolazione aborigena. Nel 2007 è stata dunque presentata all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite” la “Dichiarazione dei Diritti delle popolazioni Indigene” che auspica ad un riconoscimento dei loro diritti anche se il territorio e lo stile di vita sono andati irrimediabilmente perduti.

Davvero singolare l’Hokkaido con i suoi verdi paesaggi che ci parlano anche di questa storia. Un vecchietto minuto all’interno del museo narra ai passanti come fosse bella la vita all’interno del villaggio, quando le famiglie seguivano le tradizioni nel rispetto della natura e del gruppo. Nostalgia e rimpianto in quelle parole e in uno sguardo che scorre furtivo sulle foto dei suoi antenati. Tra i tanti problemi ancora irrisolti che percorrono la storia del Giappone, lasciamo il villaggio un pò più consapevoli avendo almeno imparato a salutarli nella loro lingua “Irankarapte”… Hello!

6 commenti Aggiungi il tuo

  1. Simona ha detto:

    Certo che qui imparo molte cose 🙂

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    1. tokyomelange ha detto:

      Sei sempre cara…buona domenica❤️

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      1. Simona ha detto:

        Ciao buona giornata 🙂

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  2. Laura ha detto:

    Bellissimo anche questo racconto! Ha ragione Simona, qui si impara tanto! Grazie mille ❤️

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    1. tokyomelange ha detto:

      Grazie a te Laura sono felice che ti sia piaciuto! L’Hokkaido è davvero un posto splendido…spero tu lo possa visitare in uno dei tuoi prossimi viaggi…magari l’hai già fatto! 😀

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      1. Laura ha detto:

        Purtroppo non ancora, ci penso da tempo e dopo il tuo racconto ho chiaramente ancora più voglia 🙂

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